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Ormai ne parlano tutti e lo praticano in molti, giovani, meno giovani, personaggi dello spettacolo.

Alzi la mano chi di voi non conosce il selfie? Probabilmente solo in pochi, soprattutto gli appartenenti ad un’altra generazione quella dei “vecchi tempi” più’ conservatrice e  lontana dalla tecnologia.

Ma cosa è il Selfie?

Il Selfie è un semplice autoscatto realizzato solitamente con uno smartphone, un tablet, una webcam, appositamente per essere pubblicato su un social network, tra cui spiccano Facebook ed Instagram.

Il Selfie presenta alcune regole o tratti comuni:

1)     Primo piano sul viso o su qualche particolare che si vuole mettere in risalto, ad esempio la bocca, gli occhi, il nuovo tatuaggio;

2)     Le espressioni facciali ad esempio la duck face (faccia a papero) e la kissy face (il bacetto);

3)     La presenza del braccio che sostiene lo smartphone p dello specchio attraverso il quale ci mostriamo ai nostri amici o “follower”;

4)     La location come la camera da letto, il bagno, i monumenti e le discoteche.

Nell’epoca “liquida” in cui vige l’imperativo del dover apparire il Selfie sembra radicarsi sempre più, soprattutto tra gli adolescenti i quali sembrano esserne dei veri e propri cultori, dipendenti dal fotografare se stessi ossessivamente per poi postare.

Un recente studio condotto all’Università di San Diego in California, dimostra che “postare” sui social network accresce il benessere personale e altrui.

Aumenta, quindi, il desiderio di essere visibili e piacevoli agli occhi di tutti e cosa c’è di meglio nel soddisfare questa voglia, se non farsi un autoritratto?

Il Selfie sembra mostrare, un mix tra autostima/non autostima.

Da un lato l’idea di sicurezza nel piacersi e nel poter essere gradevoli a chi ci guarda, dall’altro l’insicurezza dell’attrarre e dell’essere.

Pertanto, fotografandomi e postando, riesco a riconoscere me stesso e aumentare il mio desiderio di autostima tramite l’impressione che l’altro ha su di me.

In un ultimissimo studio condotto dall’ American Psychiatric Association si tratta di un disturbo mentale. La nuova patologia prende il nome di sefitis, selfite.

Secondo i membri dell’APA chi ne è colpito soffre di un desiderio ossessivo compulsivo di realizzare fotografie di sé stesso per poi pubblicarle on line, pratica messa in atto per compensare la mancanza di autostima e anche per colmare lacune nella propria intimità.

Chi soffre di selfite, può valutare la gravità del propro disturbo in base alla scaletta fornita dall’American Psychiatric Association: selfitis borderlineè ch fotografa sé stesso almeno tre volte al giorno ma che poi non pubblica le immagini su Internet.

Rientra invece nei casi di selfite acuta chi scatta almeno tre fotografie di sé stesso e le pubblica tutte on line. Infine i casi disperati sono quelli di selfite cronica, coloro i quali provano la voglia incontrollabile di scattare autoritratti lungo l’arco dell’intera giornata pubblicando foto su Internet più di sei volte al giorno

Nei casi di selfite è opportuno correre ai ripari e intraprendere un percorso psicoterapeutico.

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